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Prima giornata: i lavori del pomeriggio

17 dicembre 2018, si aprono i lavori del congresso FLC CGIL

Con questi tre giorni di lavori a Colli del Tronto (AP), terminiamo il percorso del IV Congresso della FLC CGIL.

Il nostro congresso nazionale è stato preceduto dai congressi regionali e provinciali e da 2.100 assemblee di base che hanno visto la partecipazione anche di numerosi non iscritti di tutti i comparti che rappresentiamo. Alle votazioni dei documenti congressuali “Il Lavoro È” e “Riconquistiamo tutto!” hanno partecipato più di 60.000 persone, con una percentuale del 97% a favore del primo documento.
Il nostro documento politico.

Le immagini della giornata

Si parte...

Lunedì 17 dicembre a Colli del Tronto sono presenti 397 delegate e delegati in rappresentanza di 211.769 iscritte e iscritti (tesseramento 2017), al nostro sindacato alla fine dello scorso anno. Insieme a loro ci sono inoltre 220 tra ospiti e invitati.

Il programma del congresso prevede, oltre agli interventi programmati e ovviamente agli interventi dei delegati e ai lavori delle commissioni, due tavole rotonde e una lectio magistralis.

L’organizzazione si è già messa in moto fin dalle scorse settimane e può contare su decine di compagne e compagni del centro nazionale e dei territori per garantire il buon andamento del congresso e la comunicazione. L’informazione sullo svolgimento del congresso sarà quotidiana con notizie, web-cronache, foto, video, e aggiornamenti su Facebook, Twitter e YouTube.
Nel pomeriggio, la diretta streaming curata da RadioArticolo1, sarà disponibile anche in questo sito in home page.

Ci siamo: la grande sala Raffaello si sta progressivamente riempiendo con i delegati, con gli ospiti e gli invitati. Tanti volti conosciuti ma anche molti giovani. Per la prima volta partecipano in prima persona ad un evento a volte solo raccontato, ma di cui conoscono l’importanza per la vita democratica di un sindacato come la CGIL.

Inizia la proiezione del video “Non è un film”

“Questo non è un film e questi non sono attori né comparse” la voce inconfondibile di Fiorella Mannoia a cui si aggiunge quella di Frankie hi-nrg accompagna immagini fin troppo note di questi tempi. Le immagini le hanno scelte gli studenti dell’Istituto comprensivo “Carducci” di Gavirate, in provincia di Varese.
Sono le immagini di un’umanità in fuga tra onde del mare e fili spinati, corpi spiaggiati come le balene soffocate dalla plastica… mentre le parole della canzone ci colpiscono al cuore. “Questo non è un film e le nostre belle case non corrono il pericolo di essere invase, non è un’armata aliena sbarcata sulla terra” a dichiararci guerra “son solamente uomini che varcano i confini […] che scappan dalla fame gli uni sopra gli altri per intere settimane come in carri bestiame”.

La professoressa Angela Lischetti, intervenuta alla fine del video ha raccontato che questo nasce da un progetto promosso da una rete di scuole di quella zona del varesotto. Il punto di partenza è stato un aforisma: ”quando il cittadino è passivo la democrazia si ammala”. Il lavoro sulla Costituzione è stato inserito nel programma di studio dedicandovi un’ora alla settimana. Alunni e docenti hanno lavorato soprattutto sui principi costituzionali, come democrazia, giustizia, libertà di pensiero e di religione. Hanno realizzato diversi progetti, su diversi temi, lavorando con una strumentazione varia, comprese le arti visive e l’uso di video. Un momento importante del percorso formativo è stato l’incontro con i testimoni.
La professoressa Lischetti ha ricordato in conclusione l’importanza dell’educazione alla cittadinanza, chiudendo il suo intervento con una citazione da Pietro Calamandrei: “Trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può fare”.
Di fronte alla tragedia descritta nel video, che chiamare “emergenza umanitaria” sembra un eufemismo, il grido della canzone “scegli da che parte stare” scuote le nostre coscienze: ci interroga sulle nostre responsabilità personali (non girare la faccia dall’altra parte), ma ci deve spingere anche a pretendere una risposta dalla politica che affronti senza demagogia questo problema e soprattutto senza ”lucrare” sulla pelle degli sventurati solleticando i peggiori istinti di chi si sente minacciato.

Si costituisce la presidenza del congresso

Francesca Ruocco, segretaria dell'organizzazione, propone al congresso la costituzione della presidenza: Gianni Carlini (presidente), Alessandra Alfieri, Anna Della Ragione, Angela Dragone, Angela Imperi, Tiziana Mosca, Antonella Poli, Antonietta Trovò e Tania Scacchetti della segreteria nazionale della CGIL. L'assemblea è chiamata ad esprimersi e il voto è favorevole all'unanimità. La segretaria invita le compagne e i compagni a prendere posto ed invita alla presidenza anche Susanna Camusso.

Gianni Carlini assume la presidenza e propone la composizione delle commissioni:
per la commissione verifica poteri sono proposti 9 delegate e delegati: il congresso approva all'unanimità.
per la commissione politica sono proposti 45 delegate e delegati: il congresso approva all'unanimità.
per la commissione elettorale sono proposti 37 delegate e delegati: il congresso approva all'unanimità.
per la commissione statuto sono proposti 13 delegate e delegati: il congresso approva all'unanimità.

I messaggi e i saluti al congresso

Il Presidente, prima di dare inizio agli interventi, dà lettura di alcuni messaggi.

Il primo è quello con il quale viene trasmessa la Medaglia che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, ha voluto destinare “quale suo premio di rappresentanza, alla 4a edizione del Congresso nazionale della Federazione”.

Segue il messaggio del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Marco Bussetti.
Il ministro ha tenuto ad affermare la sua convinzione che l’istruzione, la ricerca e la cultura siano i fondamenti di un paese veramente democratico, libero ed equo.
Nell’elogiare la nostra Costituzione, auspica la reintroduzione dell’Educazione civica nelle scuole di ogni ordine e richiama sia le famiglie che la scuola alle proprie responsabilità nell’educare alla cittadinanza e al rispetto del bene comune.
Insieme alle associazioni sindacali si prefigge un costante e proficuo dialogo anche per ridare dignità agli insegnanti.
Leggi il testo integrale

Il Presidente dà la parola, per i saluti di apertura, a Barbara Nicolai, segretaria generale della CGIL di Ascoli Piceno. Barbara, oltre al saluto della Camera del Lavoro di Ascoli Piceno, porta quelli di Daniela Barbaresi, segretaria generale della CGIL Marche, che non ha potuto essere presente. Dichiara il piacere personale per la scelta del territorio per il nostro Congresso nazionale anche in considerazione dell’inizio della sua esperienza sindacale proprio nella nostra categoria. Si tratta anche del riconoscimento dell’importanza di un territorio duramente colpito dal terremoto che è stata ed è un’emergenza unica. Ci sono ancora ritardi ed inefficienze, e questa lunga fase post-sisma ha reso tutti più fragili e vulnerabili. Questo sarà il terzo inverno al freddo. Questo evento si è aggiunto alla grave crisi che ha colpito il nostro territorio fin dal 2004. È importante ripensare allo sviluppo e ad una crescita intelligente in una società inclusiva. In particolare, aggiunge Barbara, deve essere garantito l’accesso al sapere per garantire i diritti di cittadinanza: la scuola forma i cittadini del futuro. Occorre rivalutare gli indirizzi tecnico professionali e garantire organici adeguati. Investire in formazione è esattamente il contrario delle attuali politiche di riduzione del costo del lavoro, di precarizzazione e di flessibilità.
Il vostro congresso, ha concluso Barbara, rappresenta il legame tra confederazione, categoria e territorio e ne lega insieme i valori: buon lavoro a tutte e tutti.

Gianni Carlini, prima di dare la parola a Francesco Sinopoli per la relazione introduttiva, fornisce un primo elenco degli ospiti presenti al congresso ed in particolare Susanna Camusso e dei componenti della segreteria nazionale della CGIL: Vincenzo Colla, Gianna Fracassi, Maurizio Landini, Giuseppe Massafra, Tania Scacchetti. Saluta anche alcuni altri compagni che hanno lavorato insieme a noi per tanti anni: Marco Broccati, Michele Gentile e il Presidente della fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni.

La relazione del Segretario generale

Il presidente del congresso cede la parola a Francesco Sinopoli.
Guarda il video

Francesco Sinopoli, Segretario generale FLC CGIL

In apertura della sua relazione il Segretario generale della FLC CGIL ha richiamato l’attualità della nostra Costituzione, che figura nel titolo del IV Congresso nazionale della FLC CGIL. In particolare i principi costituzionali che attengono all’istruzione, al diritto allo studio, alla libertà di insegnamento e di ricerca. Qui Sinopoli ha invitato espressamente a rileggere quelle parti della discussione, anche aspra, che si svolse nell’assemblea costituente: “Sarebbe di grande insegnamento anche per i genitori e una lezione per certi politici odierni, privi della medesima statura intellettuale culturale (di quei costituenti)”. In particolare Sinopoli ha ricordato quanto disse Concetto Marchesi in proposito: “La scuola non è da trattare alla stregua di un collegamento stradale o di un regolamento di acque […] è il massimo organismo che garantisce l’unità nazionale […] Lo stato non può delegare (alle regioni) tutto il potere di attuazione dei propri ordinamenti”. Una visione profetica alla luce dell’attuale dibattito sull’autonomia differenziata. Una lezione sui rapporti tra stato e regioni, le quali, secondo Marchesi, potrebbero/dovrebbero arricchire i propri istituti formativi o, come diremmo oggi, interpretare meglio le esigenze dei propri territori. Sinopoli paventa le conseguenze di un’autonomia territoriale “a geometria variabile”, dove ciascuno individua le proprie peculiarità, come quelle basate sul gettito fiscale proposte dal Veneto. Il risultato? I diritti condizionati dal reddito, più paghi più ricevi. “Lo diciamo con chiarezza - ha rimarcato il segretario - l’istruzione è un diritto costituzionale indisponibile, un diritto di cittadinanza che già si esercita a geometria a variabile con enormi differenze tra territori e territori: il punto è cancellare la variabilità di questa geometria non aumentarla. I problemi della scuola non si risolvono se si dà libertà di reclutare in base alle risorse del territorio così da costruire un nuovo florido mercato, ma dalla stabilizzazione”. In più di 17 anni – ha aggiunto Sinopoli – nessun governo è stato capace di individuare i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) sociali e civili da garantire a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale, senza discriminazioni per reddito o per residenza.

La logica mercatistica che sta alimentando questa pericolosa idea dell’autonomia differenziata, ha trasfigurato l’autonomia scolastica nata negli anni ’90. Un’autonomia che non è stata sostenuta con risorse e strumenti di sostegno adeguati, col risultato che le scuole sono state lasciate sole o peggio, gli sono state scaricate addosso funzioni che non possono né devono assolvere. L’autonomia per non diventare un fatto burocratico ha bisogno di collegialità e partecipazione democratica.

Il segretario generale ha voluto sottolineare il senso e il significato che il sistema di istruzione deve avere. Per questo ha ricordato le grandi riforme, come la scuola media unica o le 150 ore, che hanno elevato il livello culturale dell’intera nazione, accompagnando anche una fase di sviluppo straordinario e di innovazione con la “più potente alfabetizzazione popolare e di massa che l’Italia abbia mai visto”. Una fase di grande mobilità sociale che ha fatto bene alle persone oltre che al sistema Paese. Questa stagione di riforme ha innovato potentemente la scuola, la didattica, le modalità di apprendimento. Un processo che è stato efficace perché è nato dal basso.

Dopo avere criticato gli interventi cosiddetti riformatori degli ultimi 20 anni su tutto il sistema, Sinopoli ha detto che oggi “non servono piccole correzioni, ma una totale discontinuità”, anche per scardinare un sistema di governance autoritario e dirigistico che nulla ha a che vedere con il concetto democratico e partecipativo di scuola come “comunità educante”. Un concetto che, con orgoglio del sindacato, figura nell’ultimo contratto del comparto Istruzione e ricerca. Cardine della “comunità educante” è la collegialità e gli organi rappresentativi che chi lavora e vive nella scuola si dà e che si è tentato in questi anni di svilire. Qui Sinopoli ha ricordato la battaglia vincente della FLC per ricostituire il CSPI, i cui pareri, grazie anche alla nostra delegazione, danno il senso del tipo di scuola al servizio della comunità.

Nessuno degli interventi legislativi sul sistema si è mai interrogato sui contenuti del sapere e sul rinnovamento dei saperi nell’era di internet, proprio nell’era di internet, per imparare a difendersi dall’onnipotenza dell’algoritmo.

Sinopoli ha criticato le politiche decise negli ultimi anni sulla gestione dei sistemi della Conoscenza. È stata imposta una “ricetta, diffusa nelle scuole come nelle università e negli enti di ricerca, in tutti gli altri settori, […] per rafforzare il potere unilaterale di direzione, un potere che non deve essere messo in discussione dal sindacato, né da eventuali organi di autogoverno, […] Un potere unilaterale, che deve alimentarsi e legittimarsi appoggiandosi a un’idea di valutazione funzionale a creare all’interno le condizioni per una competizione individuale esasperata” Un’idea che annulla la “dimensione collettiva e cooperativa del lavoro” e crea “una concorrenza tendenzialmente pura sulla base del dogma per cui il meccanismo del libero mercato migliora di per sé tutti i contesti […] favorendo la nascita di presunte eccellenze. L’importante è mettere i consumatori nelle condizioni di scegliere attraverso classifiche trasparenti. Pazienza se poi a scegliere saranno solo quelli che possono permetterselo economicamente”. Il tutto sostenuto da un sistema di valutazione, in particolare nell’università e nella ricerca, costoso e poco efficace e, nella scuola, finalizzato a stilare graduatorie tra istituti buoni e cattivi. Da qui il giudizio sull’uso improprio che è stato fatto del RAV (Rapporto di autovalutazione). Da questo punto di vista, la proposta di accorpamento tra Anvur e Invalsi non va nella direzione giusta. È il sistema e le sue finalità che vanno cambiate.

Cosa chiede in concreto la FLC CGIL? Intanto va smantellata l’idea, che pure stuzzica tanti politici e intellettuali, della scuola come servizio a domanda individuale, basato sulla competizione e su una meritocrazia che crea disuguaglianza perché favorisce in base al censo. Una concezione che crea fratture insanabili tra scuola e famiglia, tra scuola e società, anche con le derive violente che le cronache ci hanno di recente raccontato. La scuola deve essere ‘comunità educante’ deve fare propri i contributi di intellettuali il cui pensiero è tutt’altro che superato, Sinopoli citerà tra gli altri Dewey, don Milani, Gramsci… Una scuola che mette al centro la persona e la sua formazione come cittadino. La scuola come fondamento e linfa del sistema democratico. Entrando nel merito delle richieste sindacali, il segretario ne cita alcune: 8 miliardi di euro da destinare all’edilizia scolastica non solo per la messa in sicurezza degli edifici, ma per costruire spazi nuovi di didattica e apprendimento, di apertura al quartiere; 8 miliardi per la valorizzazione del personale docente e Ata; 4,5 miliardi per la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno, la stabilizzazione degli organici. Vanno anche rivisti i criteri per il dimensionamento degli istituti scolastici, va esteso l’obbligo scolastico da 3 a 18 anni, va ridiscusso il tempo scuola, oggi fortemente diseguale nel Paese. Sinopoli ha anche ribadito le perplessità della FLC sulla sperimentazione quadriennale (“siamo completamente fuori strada”).  

La relazione tocca anche il delicato e attuale tema dell’alternanza scuola-lavoro, che non si risolve riducendo il numero delle ore o intervenendo sulla sua obbligatorietà. Sul rapporto scuola-lavoro bisogna ridare la parola e l’autonomia alle scuole nella definizione dei percorsi a cui avviare gli studenti e sganciarsi dal tema dell’occupabilità.

Di fronte alla realtà del mondo digitale e delle conoscenze che richiede è necessario che chi è preposto alla formazione, nelle scuole, nelle università, nei centri per l’educazione degli adulti, sia attrezzato a sviluppare il senso critico delle persone e dare loro gli strumenti per non essere subalterni e passivi alle nuove forme di comunicazione.

Sempre restando sui temi delle politiche del personale, Sinopoli ha criticato il piano Renzi sul reclutamento nella scuola che ha “prodotto più problemi di quanti puntava a risolverne”. Ci sono 70 mila posti di docenti, compreso il sostegno, educatori, Ata che vengono coperti ogni anno da suppplenti. Questi posti devono diventare stabili, perché lo sono di fatto. La stabilità è una condizione del buon funzionamento della scuola. Il prossimo anno con la previsione di numerosi pensionamenti la situazione potrebbe aggravarsi.

L’università, come la scuola, è stata vittima di tagli (1 miliardo di euro in meno). La spesa in Italia è inferiore all’1% del PIL contro una media OCSE del 1,5%. Calano gli studenti (quasi 100mila immatricolati in meno ogni anno), cala il personale (-15%). Sinopoli ha descritto i danni provocati dalla legge Gelmini (240/2010) su tutto il sistema, dalla governance al reclutamento alla inutile e dannosa concorrenza tra atenei per accaparrarsi studenti e risorse. “Si è divaricato il sistema nazionale” e chi ha avuto la peggio è il Mezzogiorno (si veda in proposito l’ultimo rapporto Svimez). L’unico dato in crescita nell’università riguarda il precariato: una condizione che accompagna i giovani ricercatori per lunghi anni. Alcuni rischiano addirittura di essere espulsi dopo anni di lavoro sulla soglia dei 50 anni senza alcuna protezione sociale. La sperequazione regna sovrana. La legge Madia ha permesso la stabilizzazione di ricercatori a tempo determinato negli enti di ricerca, ma non nell’università. Col paradosso che nei laboratori lavorano fianco a fianco ricercatori con le stesse mansioni e responsabilità, ma con trattamenti molto diversi. Si tratta di figure che, insieme ai bibliotecari e ai lettori e al personale tecnico e amministrativo, rendono possibile la vita universitaria, didattica compresa. “Come FLC – ha detto Sinopoli -, in questi 10 anni abbiamo provato a difendere e rilanciare la funzione pubblica e universale di un sistema universitario nazionale. L’idea cioè che l’alta formazione e la ricerca siano una funzione non solo del sistema produttivo e della competitività del paese, ma anche, se non soprattutto, della qualità della vita e della democrazia di questo paese. Uno strumento generale di diffusione del benessere, della cultura e della riduzione delle diseguaglianze sociali”.

Il nostro è un modello di sviluppo senza ricerca, ma ogni governo che arriva, a un certo punto, vuole riordinare gli Enti. “Un continuo bricolage” che non tiene conto né della loro missione, né delle loro finalità. Assistiamo – ha detto Sinopoli – a una preoccupante tendenza a ridurre la ricerca a oggetto da inserire nella spartizione delle nomine pubbliche tra le forze della nuova maggioranza di governo. Una commistione palese tra politica e scienza può portare disastri, perché senza un adeguato grado di indipendenza la ricerca scientifica non riesce a funzionare. La vicenda della nomina del presidente dell’Istat si inserisce quindi in questo quadro. Lo stesso è accaduto recentemente per la presidenza dell’Agenzia Spaziale, che ha costretto alle dimissioni i membri della commissione che dovrebbe sovraintendere alla scelta dei vertici degli enti di ricerca vigilati dal Miur, o in occasione dell’azzeramento dei membri del Consiglio Superiore di Sanità”. Sul finanziamento sarebbe auspicabile che esso venisse scorporato dal patto di stabilità.

Un’attenzione particolare la relazione l’ha ovviamente dedicata alle professioni della conoscenza. “Continueremo a batterci per restituire dignità alle professioni educative, rimettendo al centro i contenuti del lavoro, la missione con strumenti adeguati […] mentre avviene un cambiamento profondo nel modo di lavorare in quei settori e di percepire il proprio lavoro”. Anche qui sta prevalendo il principio secondo cui i premi e gli avanzamenti di carriera si acquisiscono se si è “organici” al sistema dominante. Non a caso nelle tecniche di valutazione del lavoro e della ricerca dominano il disciplinarismo e i criteri bibliometrici. L’opposto del bisogno di interdisciplinarità per leggere il nostro tempo e costruire sinergie e collegialità.

“Con la recente sottoscrizione dei contratti del settore pubblico – ha detto Sinopoli - da ultimo quello della dirigenza, si è posto fine a un blocco decennale che, partito con la riforma Brunetta, è proseguito in maniera lineare con i governi successivi anche se di orientamento diverso”. Il primo contratto del comparto Istruzione e Ricerca, sottoscritto il 19 aprile 2018, “non è stata una passeggiata, ha indubbiamente rappresentato un punto di svolta nell’azione sindacale di questi anni. Non in tutti i settori allo stesso modo, certo, ma ha rappresentato davvero la ripartenza della contrattazione ad ogni livello”. In particolare nella scuola le linee guida unitarie sulla contrattazione decentrata “stanno rafforzando la nostra azione negoziale e sono molto apprezzate dalle nostre RSU”. Ci sono ferite che restano aperte come quella dei CEL, ha precisato Sinopoli, ma su cui si sta già lavorando nella piattaforma unitaria per il prossimo contratto il cui percorso “dovrà proseguire negli organismi subito dopo il congresso. Questo è stato un “contratto per la ricostruzione negoziale” – ha spiegato Sinopoli – proiettato verso il prossimo rinnovo”. Ripristinare la regolarità delle scadenze contrattuali è un obiettivo e un impegno della FLC. […] L’insediamento di tutte le commissioni sui sistemi di classificazione professionale dopo quella per i profili ATA è il prossimo passo. I profili professionali e il diritto allo sviluppo professionale, collegati al diritto alla formazione e a un investimento coerente, saranno uno dei temi centrali del prossimo confronto negoziale”.

Nella sua ricca relazione Sinopoli ha affrontato moltissimi temi di grande attualità. Dalle derive nazionaliste che stanno attraversando molti paesi dentro e fuori l’Europa e le responsabilità delle politiche neoliberiste, attuate anche con rigorismo eccessivo dalla UE, nell’alimentare lo scontento di ampi strati della popolazione che, anche per la crisi storica della sinistra, hanno cercato risposte in personaggi come Trump o in formazioni razziste e xenofobe nel nostro continente o in movimenti di incerta collocazione come i gilet gialli. Sinopoli ricorda i numerosi episodi di intolleranze, di violenza e di razzismo che si verificano anche nel nostro paese, anche nelle scuole. Un’intolleranza e un razzismo spesso alimentati e provocati dalle stesse istituzioni come nel caso di Lodi. Senza dimenticare i troppi episodi e la recrudescenza della violenza di genere. A tutto questo il sindacato si oppone con tutte le sue forze, prendendo posizione. “Perché – ha detto citando Gramsci – noi non siamo indifferenti. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è il peso morto della storia”. Queste parole dice Sinopoli “sembrano scritte in pieno XXI secolo”.

Tra i temi affrontati quello di un diverso modello di sviluppo, ecologicamente sostenibile che avrebbe bisogno non solo di tanti investimenti in istruzione e ricerca, ma offrirebbe molte possibilità di lavoro qualificato in un circolo virtuoso di interessi.

Concludendo la relazione Sinopoli ha manifestato il suo sostegno alla candidatura di Maurizio Landini come prossimo segretario della CGIL.

Francesco Sinopoli, Segretario generale FLC CGIL

I saluti degli ospiti

Al termine della relazione del Segretario generale, il Presidente saluta altri ospiti presenti: Maria Grazia Gabrielli, Segretaria generale della FILCAMS, Rob Kaplan del sindacato inglese UCU, Mimmo Pantaleo, ex segretario generale della FLC CGIL e i professori Mario Ricciardi e Massimo Baldacci che hanno dato, in questi anni, un grande contributo al nostro sindacato.
Gli interventi di saluto iniziano con Sergio Sorella, Presidente nazionale di Proteo Fare Sapere. Nel suo intervento ha detto che nei suoi 31 anni l’Associazione Proteo ha lavorato nei campi della formazione, della promozione culturale, della ricerca pedagogica e didattica. Il patrimonio di idee ed elaborazioni che da questo lavoro è scaturito, Proteo l’ha messo a disposizione della FLC CGIL. Sorella ha articolato il suo intervento su 3 punti. Nel primo ha richiamato il contesto di grandi trasformazioni che interessano il mondo della conoscenza. Si è riferito alla mercificazione dell’istruzione che sta ampliando le disuguaglianze, quando invece il sistema educativo, come impone la Costituzione, dovrebbe rimuoverle, e aggravando il divario Nord-Sud. Nel secondo punto del suo intervento Sorella ha richiamato l’importanza del pensiero pedagogico classico per capire il presente indicando anche delle soluzioni e per individuare un orizzonte politico. Il terzo punto ha riguardato la professionalità dei lavoratori della conoscenza e gli strumenti per attrezzarle alle sfide che i nuovi saperi e le esigenze della formazione di giovani e adulti richiede. Concludendo Sorella ha detto che è “necessario mettere in discussione un certo ordine gerarchico dei saperi disciplinari, ridefinirne le epistemologie e ricomprenderli nella prospettiva di un ‘umanesimo possibile’ per il XXI secolo”.
Leggi il testo integrale

Interviene Maddalena Gissi, Segretaria generale CISL FSUR, la quale apprezza la ricchezza della relazione di Sinopoli che ringrazia per l’invito. Riafferma che l’unità è importante specie in questa situazione complessa che richiede percorsi nuovi per favorire la partecipazione dei lavoratori. La nostra iniziativa deve vedere la gente con noi: ora c’è troppa indifferenza. Cerchiamo di far capire cosa c’è dietro l’autonomia differenziata che è nel programma di Governo: è facile parlare alla pancia per raccogliere consenso, ma bisogna smascherare i pericoli di tali proposte. Ci aspettano momenti di lotta e di iniziativa importanti: dovremo farli assieme con uno spirito più alto. Dobbiamo dimostrare che dalla scuola e dalle forze sociali può arrivare un forte segnale di democrazia e di sviluppo.

La parola passa a Pino Turi, Segretario generale UIL Scuola RUA, che inizia con un saluto e un augurio di buon lavoro. La relazione di Sinopoli mi ha convinto che le nostre radici sono sempre più vicine: insieme possiamo essere in grado di portare avanti una vera e propria rivoluzione culturale. Bisogna smettere di fare riferimento all’orgoglio di appartenenza, ma stare insieme per combattere il pensiero unico con l’unità di intenti. Da domani, finite le stagioni congressuali di tutti noi, dovremo procedere uniti per eliminare i pericoli che ci sono ed in particolare privatizzazione e regionalizzazione. C’è bisogno di welfare e non di mercato, ha aggiunto Turi, e nessuno oggi è in grado di combattere da solo il neo-liberismo.

Per lo SNALS la parola è a Paola Martano, Segretaria generale delle Marche la quale si dice onorata dell’invito e porta al congresso anche i saluti della segretaria generale Elvira Serafini. Il tema del vostro congresso è di priorità assoluta. La conoscenza è un fattore di contrasto delle disuguaglianze, occorre dare centralità alla persona. Il sindacato deve dare il suo contributo perché le risorse siano destinate all’istruzione e alla ricerca.

Interviene Mike Jennings della presidenza dell’ETUCE (European Trade Union Committee for Education) il sindacato europeo dell’educazione, ha portato il saluto di 11 milioni di iscritti in 129 sindacati di 45 paesi europei. Questi in estrema sintesi i dati del sindacalismo europeo, nonostante la diffusione del populismo nazionalista stia mettendo a dura prova i principi di democrazia, libertà e tolleranza che animano i sindacati. Jennings ha sottolineato che, pur vivendo in paesi diversi, abbiamo problemi molto simili. In particolare la precarietà, che è un danno non solo per il lavoratore ma anche per la qualità dell’istruzione. La precarietà colpisce il senso alto del lavoro degli educatori, svilendolo. E infatti la carenza di docenti è spesso dovuta al fatto che questa professione, poco pagata e con scarsa carriera, non ha attrattiva. Jennings ha invitato a costruire alleanze con le famiglie, gli studenti, la società civile per un sistema educativo inclusivo e democratico. Jennings ha concluso richiamando l’orgoglio del lavoro docente il cui scopo è rendere le persone felici, più aperte, più curiose e aperte verso il mondo e rispettose verso gli altri.

Il prof. Sauro Longhi, Magnifico Rettore dell’Università politecnica delle Marche ringrazia l’assemblea per l’invito e sottolinea l’importanza di aver ricordato l’orgoglio di appartenere a questo sistema di formazione. Longhi sottolinea due temi relativi all’Università. Il primo è la difesa delle diversità del sistema: ogni università ha il suo ruolo indipendentemente dalle dimensioni perché è al servizio del territorio. Il secondo tema è la difesa del valore legale del titolo di studio. Questa società va migliorata, ma potranno farlo solo i giovani che passano per le nostre aule a tutti i livelli.

Emanuele Storti dell’ADI (Associazione dei dottorandi e dei dottori di ricerca) ha ricordato le battaglie comuni con la FLC, tra cui quella che ha portato alla conquista della DIS-COLL. Una conquista che ha sancito che l’attività di questi ricercatori è un lavoro e non un’attività volontaria o un hobby. Una collaborazione ADI-FLC che ha prodotto la piattaforma “ricercatori determinati” contro il precariato nell’università sulla quale si è attivata una lunga mobilitazione ancora in corso per ottenere un piano di stabilizzazioni.
Storti ha voluto ricordare l’importanza che l’associazione ha svolto per dare una risposta collettiva a situazioni di disagio professionale vissuti in solitudine e con scarse possibilità di espressione per la ricattabilità della posizione precaria.

Il contributo video di Mimmo Lucano

Non potendo essere presente, Mimmo Lucano saluta il Congresso FLC CGIL con un breve contributo video.
Ci ricorda gli ideali che sono alla base dell’esperienza di Riace che lui non chiama “modello” ma idea, una creazione di comunità dove ognuno ritrova la propria identità.
Riace dimostra, al contrario di quella parte di mondo che considera le migrazioni come un pericolo, che è possibile realizzare un ambiente in cui siano rispettati i diritti umani e l’umanità prevalga.

Opinioni a confronto

I lavori riprendono con l’annuncio della tavola rotonda dal titolo “La Costituzione vive nella Conoscenza. Istruzione, inclusione, nuova cittadinanza” con: Carla Nespolo, presidente nazionale dell’ANPI, Carco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, Giancarlo Cavinato, segretario nazionale MCE, Vanessa Roghi, giornalista e scrittrice, Giuseppe Bagni, presidente nazionale del CIDI, Maurizio Landini, segretario confederale CGIL, Francesco Sinopoli, segretario generale FLC CGIL.
Corrado Zunino, giornalista de “La Repubblica”, che la coordina, introduce il contributo video che la senatrice Liliana Segre ha rilasciato al nostro sindacato.

“Io sono stata una bambina espulsa dalla scuola per la sola colpa di essere nata”.
Era il 1938 e il governo fascista dell’Italia aveva emanato le leggi razziali che hanno colpito tanti italiani di religione ebraica. Tra questi Liliana Segre, oggi senatrice della Repubblica, che, attraverso un video, porta la sua testimonianza al Congresso nazionale della FLC. Liliana Segre parla ai docenti e ricorda il loro importante compito di avvicinare i ragazzi alla conoscenza. Ma tiene a precisare che gli insegnanti non debbano solo far crescere bravi studenti, ma soprattutto cittadini capaci di decidere della propria vita e di pensare con la propria testa. Solo così possono tutelarsi da messaggi demagogici e carichi di odio.
Liliana Segre era una bambina quando ha vissuto la tragedia della deportazione. Una bambina offesa, umiliata e privata dei diritti civili, come se ne vedono ancora oggi. Per questo la senatrice teme che si sacrifichi lo studio della storia: studiare il passato serve per capire il presente ed evitare in futuro gli errori del passato.
Il richiamo di Liliana Segre ai principi della nostra Costituzione e alla Carta dei diritti umani apre la tavola rotonda: “La Costituzione vive nella conoscenza. Istruzione, inclusione, nuova cittadinanza”.

Zunino indica tre spunti di riflessione: il sapere non è merce; occorre più scuola al sud; necessità di più libri in casa.
Nelle realtà in cui mancano la famiglia che cura, le librerie, le biblioteche è la scuola che deve supplire. È fondamentale educare il contesto in cui la persona cresce perché la vera emergenza non è degli adolescenti ma degli adulti che rischiano di farsi contagiare dal pessimismo.
La scuola è dunque il punto di ripartenza e bisogna prendersene cura. Purtroppo i messaggi che vengono dai governi di turno sono solo di semplificazione e riduzione di spese. La scuola è in grado di gestire le differenze e fare in modo che la diversità sia elemento di costruzione del sapere, che non sia un problema ma una risorsa, e per questo è necessario cambiare il modo di fare scuola, creare un contesto in cui possa crescere il sentimento di democrazia; c’è bisogno di una scuola che rimuova gli ostacoli, che trovi per ciascuno il percorso che lo faccia crescere.

Si riesce oggi - chiede Zunino - a trasmettere agli studenti la nostra Costituzione e la storia della Liberazione?

L’assenza della storia contemporanea è radicale nel nostro tempo, esordisce Carla Nespolo. È importante conoscere la Costituzione perché rimuove gli ostacoli che rendono difficile la conoscenza. Se negli anni Sessanta-Settanta, l’operaio era orgoglioso di far studiare il figlio, oggi c’è un progetto per impedire una vera democratizzazione delle classi subalterne. La Resistenza è stata anche un fatto di grande emancipazione culturale, si auspica una convenzione con il MIUR, per una formazione reciproca insegnanti/ANPI. È il tempo di una grande disobbedienza democratica.

Nel ricordare i fatti di Monfalcone e Lodi, Zunino, osserva che si è cercato di non dare gli stessi diritti agli studenti.

Il segretario dell’MCE, Cavinato, afferma che l’associazione si definisce anche di pedagogia popolare. Ha senso oggi parlare di pedagogia popolare? C’è bisogno di lavorare sui diritti.
Proprio alla luce di questi episodi, sono nate delle iniziative come il Tavolo “Saltamuri” per dare delle risposte positive alle discriminazioni, a partire dal linguaggio. Il ruolo della scuola è fondamentale per il rispetto dei diritti. Una scuola dell’equità deve tener conto dei più fragili e offrire parità di opportunità.
Questa è l’identità possibile della scuola di oggi.

Zunino chiede se è giusto avere “quote” di migranti nelle aule. La messa in mora di docenti che scelgono di togliere il crocefisso dalle aule?

Per Tarquinio a volte i muri sono utili, a patto che siano porosi e che non siano invalicabili. Le regole devono essere adattate alle circostanze senza lasciare nessuno indietro. In questo tempo è necessario saper disobbedire. È importante non moltiplicare i crocefissi, non prendere Dio in ostaggio facendone un reticolato. Se qualcuno l’appende al muro non dovrebbe poi infliggere sofferenze.

“Che cosa consiglierebbe, partendo dalla sua biografia, a un sedicenne di oggi che fatica a comprendere l’utilità dello studio?”, è la domanda successiva di Zunino.

Landini ricorda la sua esperienza di studente che ha dovuto smettere di studiare per lavorare e sottolinea che bisogna sempre mettere le persone in condizione di studiare, garantire il diritto alla formazione continua lungo tutto l’arco della vita.
Nelle contrattazioni bisogna conquistare il diritto alla formazione pagato dalle imprese (36 ore di lavoro + 4 di aggiornamento). Tra scuola, università e impresa dev’esserci una sinergia per modificare il modo di progettare e di produrre. È importante lottare per una scuola libera e gratuita, una scuola in cui venga rispettata la centralità della persona. Rimettere al centro la conoscenza che dev’essere finalizzata a proporre un nuovo modello sociale.
Bisogna applicare la Costituzione nei luoghi di lavoro: un lavoro senza diritti non è un lavoro. In un mondo del lavoro così frantumato i diritti non devono essere legati al tipo di rapporto di lavoro. Non si può, pur di lavorare, accettare qualsiasi condizione.
La conoscenza deve servire per cambiare la società.

Per Zunino esiste un problema di iperformazione.

È necessario, afferma Sinopoli, un investimento straordinario nell’istruzione, nella ricerca. Esiste un gap tra formazione e lavoro che bisogna colmare. Anche se a volte, per essere assunti, occorre nascondere qualche titolo, qualche master.
Contro la deriva attuale è importante costruire un ampio fronte civico ed etico a cui tutti devono contribuire. Serve una nuova Resistenza e fare rete. È maturo il tempo per una grande manifestazione nazionale sul tema dell’immigrazione.

Tavola rotonda

In serata è stato proiettato il film “Barbiana 65. La lezione di Don Milani” di Alessandro D’Alessandro.

IV Congresso della FLC CGIL, prima giornata